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La Storia delle Miniere del Fursil

La storia documentata delle miniere del Fursil ha inizio verso la fine del XII secolo, venne allora scoperta, o forse riscoperta, una vena di minerale ferroso (siderite manganesifera che ben presto rese il territorio del Fursil (antico nome che designava il territorio di Colle Santa Lucia) assai importante ed appetibile. L’Imperatore Federico I° Barbarossa con decreto datato 5 Settembre 1177 dichiarò il territorio e le miniere di proprietà del Convento di Novacella. Da allora  molti furono i contrasti tra il Convento, il Principe Vescovo di Bressanone, il Cadore, Colle e Caprile, il tutto a causa dell’ingente valore del minerale estratto (ferro acciaioso ottimo per  per la produzione di armi) e dalla posizione di confine delle miniere, tra i territori Vescovili e quelli della Repubblica di Venezia. Nel 1316 l’intero territorio finì sotto il controllo della potente famiglia agordina degli Avoscan, in questo periodo affluirono parecchi minatori veneti e cadorini. Terminato il dominio degli Avoscan le contese proseguirono sia per il possesso del giacimento sia per lo sfruttamento degli assai scarsi boschi, il cui legame era fondamentale per il funzionamento dei forni fusori. Il massimo rendimento del giacimento si ebbe attorno alla metà del 1600, quando il minerale estratto permetteva  il funzionamento contemporaneo di ben nove forni fusori, otto veneti distribuiti  tra l’Agordino, il Cadore e lo Zoldano, ed uno vescovile inizialmente situato presso il Castello di Andraz e successivamente spostato prima in Valparola e poi in Val Badia. Per garantirne la provenienza e la qualità, il ferro veniva marchiato con l’effige dell’agnello, simbolo del principato vescovile di Bressanone. Dal prezioso minerale il Vescovo ne ricavò cospicue entrate, ma di tutte queste ricchezze ben poco rimase al paese di Colle.  Verso la metà del 1700 le miniere vennero abbandonate a causa del calo di interesse verso il giacimento (dall’Austria  giungeva metallo a prezzi concorrenziali) e dalla convenienza economica di un diverso sfruttamento dei boschi. Un tentativo consistente di recupero del sito minerario fu effettuato dalla ditta Breda di Milano nel periodo 1938-1943 con la ricerca e il recupero di alcuni antichi cunicoli e la realizzazione di due nuove gallerie. La definitiva chiusura si ebbe nel 1945. Oggi delle antiche miniere è visitabile per il primo tratto la miniera dei “Vauz”.

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